10
mar

A fine gennaio, Peter Gomez raccoglieva l’indignazione per i nuovi eroi d’Italia (Mangano e Craxi) avviando una call for heroes sul sito del Fatto Quotidiano, in grado di adeguare il grande tema weberiano dell’eroe della politica alle esigenze di “Paese migliore” che ha bisogno di eroi, tanto Brecht chi lo conosce, ma non si riconosce in quelli summenzionati. I risultati parziali vedono sul podio Falcone, Borsellino e Pertini, con Berlinguer comunque staccato di poco. Ora, ognuno si costruisce il proprio pantheon (mirabile il commento 218 all’articolo di Gomez, che sforando propone Robin Hood, Sherlock Holmes, Popeye, Capitan Harlock, Ataru Moroboshi di Lamù e Homer J. Simpson, e che si poteva mandare in onda al posto di questo), ma è comunque interessante interrogarsi sul numero 9 della classifica aggiornata a inizio marzo, che è tra l’altro il numero 2 dei viventi dopo Roberto Saviano. Guarda caso, si tratta di Marco Travaglio. Beppe Grillo, in affanno, si ferma al numero 18. In unaltra classifica, Travaglio viene eletto anche miglior giornalista. Tra gli uomini più sexy, invece, si posiziona tra George Clooney e Johnny Depp.

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03
mar

Da qualche giorno circola sulla New York Review of Books un articolo del solito giovinastro entusiasta della “rivoluzione digitale”. L’articolo in questione  è Publishing: The Revolutionary Future”, l’enfant terrible immortalato qui accanto è Jason Epstein, classe 1928, una leggenda dell’editoria americana di cui va considerato anche “The Future of Books”, apparso nel 2005 sulla Technology Review, nonché un altro scritto per la New York Review of Books, dall’eloquente titolo “Books@Google”.

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21
feb

L’Italia degli altri non è solo quella costruita dall’attenzione dei turisti o dei giornalisti. È anche quella dei tanti studiosi del nostro Paese nel mondo, come lo storico John Foot, professore allo University College London e già autore di importanti volumi su Milano e sull’evento italiano per eccellenza, il calcio. Nel suo ultimo libro, Foot percorre i luoghi di frontiera della storia italiana del Novecento, entrando in un dibattito che non è mai stato semplice materia di studio, ma vera e propria scintilla politica. Leggi il resto »

19
feb

Parlarne o non parlarne. Essere snob o non esserlo. Chi sarà in grado di scrivere l’autobiografia o la mitobiografia della nazione? Siamo tutti scemi? Vivere o cazzeggiare? Davanti all’operazione PDopofestival e PDSanremo (nuovamente PDS), tutte queste domande sono in gioco, nel Dopofestival, nel Dopoberlusconi, nell’avatar della Clerici, nel ritorno di Costanzo che è ben più eterno dell’eternità, mentre il vasto mondo continua ad esistere. Viene in mente un Dopofestival su La7 con Sgarbi e Cossiga, con annesse polemiche. Scelgo di cazzeggiare. Brunello Robertetti direbbe: in attesa del televoto, ti scatterò una foto.

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12
feb

Un’Italia in miniatura, da Garibaldi a Don Capula. Il sogno del G8 tra Dubai e Davos. La Louis Vuitton Cup nell’isola del vento, e la bonaccia di Valencia. La Maddalena e la Sardegna: una partita aperta. L’Arcipelago di La Maddalena è esistito sempre a modo suo. La sua specificità deriva dalla geografia e dalla popolazione: un misto di ponzesi, liguri, corsi e altri ancora, reso ancor più vario dalla presenza della Marina Militare, che ne ha fatto una vera e propria Italia in miniatura, legata e slegata all’isola maggiore. È facile innamorarsi di questa zona di passaggio tra la Sardegna e la Corsica. Capitò a Nelson. Capitò a Garibaldi, che si ritirò nell’isola di Caprera, in una residenza che tuttora è il monumento più visitato della Sardegna. La presenza di Gian Maria Volonté, che riposa nel cimitero cittadino, è forse il vero simbolo della grandeur maddalenina, del suo status di “piccola Parigi” e del mito della spiaggia rosa. Dopo, si sono alternate la nostalgia per quella stagione, l’invidia per il boom della Costa Smeralda, l’idea (confusa) di un diverso modello di sviluppo turistico. Ma il “mal di Maddalena” continua a mietere le sue vittime illustri. Leggi il resto »

11
feb

Esistono due Italie: una legata al piagnisteo, l’altra alla curiosità. La prima è descritta da un titolo che scappa al Corriere della Sera nel resoconto del dibattito dell’Aspen Institute sul futuro dell’Italia: “I valori del Paese minacciati dalla generazione web”. La minaccia è concreta: siamo in guerra. C’era una volta l’Italia, mentre adesso c’è la generazione web, che minaccia i valori, distrugge la cultura, la lingua, e tutto il resto. Le nostre radici erano salde, il web le porta a spasso, complice la malvagità di Google. Leggi il resto »

08
feb

All’inizio del 2010, si registrano numerosi episodi degni di nota nelle relazioni tra Stati Uniti e Cina. Il più morbido è senza dubbio il rientro in patria del panda gigante Tai Shan. Per quattro anni, Tai Shan è stato uno dei simboli di Washington, ed è appena tornato in Cina, in compagnia di Mei Lan, proveniente dallo zoo di Atlanta, e di uno spuntino di 75 kg di bambù per il viaggio. Leggi il resto »

03
feb

La misteriosa sparizione di Barack Obama dallo Spazio della Politica continua. Un motivo c’è: ci vergogniamo e ci autocensuriamo. Macché realisti: vogliamo vivere nel mondo delle fate. Abbiamo eretto una Grande Muraglia per salvaguardare i lettori dalle sconfitte e mantenere vivo il sogno. Il tag “Obama” rimpicciolisce, ormai se la gioca con “Italia”, e perfino “Europa”. Sullo Spazio della Politica, Ted Kennedy non è mai morto. Un po’ di “team of rivals”, un po’ di Camelot 2.0, e ripartiamo. Il sogno vive ancora e c’è sempre tempo. Fino a quando “the time is gone, the song is over, thought I’d something more to say“.

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29
gen

Marco Travaglio ha recentemente concentrato la sua penna su Guido Bertolaso, con un articolo in cui riassume le polemiche suscitate dalle dichiarazioni del capo della Protezione Civile sui soccorsi di Haiti durante “In mezz’ora” di Lucia Annunziata. L’articolo di Travaglio è più graffiante e immaginifico delle riflessioni seguite al terremoto abruzzese, pur intitolate “Bertolaso e Mussolini“. Quasi nessuno se n’è accorto, ma gli “Anni Zero” nella politica italiana sono stati all’insegna di  Bertolaso e Travaglio. Pensateci: Bertolaso è stato battezzato dal Giubileo del 2000, Travaglio dalla partecipazione a Satyricon nel 2001. Da lì in poi, il loro peso mediatico e politico è cresciuto a dismisura, e in uno scenario di Bertolaso leader dell’Italia dopo Berlusconi (scenario confermato dall’iniziale B, che è una scienza esatta), le loro strade sono destinate a incontrarsi, con Travaglio che sparerà cannonate su B2 mentre noi staremo a parlare di Fini e Vendola, di Blair sì o Blair no.

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18
gen

Internet riuscirà a rimettere in sesto il giornalismo o lo farà naufragare sotto i colpi di Grillo e Dagospia? Il giornalismo non resisterà né naufragherà. Apprenderà dalla Rete e cambierà. Vanno fatti molti passi in termini di infrastrutture (banda larga, ad esempio), registriamo il ritardo della politica, e ammettiamo due cose. Primo: in Italia, Beppe Grillo ha scoperto e sdoganato un uso della Rete come grido della verità in faccia al potere, in base ai concetti di verità che egli si dà. Secondo: i titoli di Dagospia non aiutano a capire cosa succede nell’Afpak, ma raccontano un pezzo d’Italia. Con Matteo Scurati ho scritto un anno fa su Limes: «Dove c’erano gli uffici studi, ora c’è Dagospia». Gli uffici esistono ancora e, grazie a Ssrn, sono più connessi. In Italia si pensano cose interessanti, ma ci sono anche le foto dei cagnolini impellicciati a Cortina. Leggi il resto »