Master Affari Politicin
Master Affari Politicin
14 apr
di Davide Agazzi      sezione: Politica globale
vote

Ancora una volta ci tocca essere invidiosi dell’Inghilterra. La campagna elettorale è appena entrata nel vivo e noi siamo già qui con la bava alla bocca: per il manifesto del new Labour, per il governo ombra Cameron, per i confronti in tv, per i toni pacati e le strategie innovative. E per un sito internet piccolo piccolo, ma proprio ben costruito, che invita gli inglesi a fare una cosa molto semplice, che a noi appare quasi strana: appassionarsi alle proposte politiche, mettendole a confronto. Leggi il resto »

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26 mar
OITIN-BRITAIN-DIGITAL

La politica è sempre stata una bestia piuttosto strana. Ultimamente lo è ancora di più. Il motivo è che spesso non sono chiare le differenze tra le diverse proposte politiche, con il risultato che si arriva ad avere l’impressione che la differenza stia solamente nelle persone, non nelle ricette. Invece le differenze politiche ci sono ancora, eccome. Anche se ci sono temi in cui destra e sinistra dichiarano di voler raggiungere gli stessi traguardi. La differenza sta spesso nelle modalità di implementazione delle proposte. E la qualità di un sistema politico si riconosce anche da quanto queste differenze vengono esplicitate. Perché certe cose sarebbe meglio saperle quando un candidato lo voti. Scoprire ex post che aveva in mente qualcosa di diverso da quel che avevi capito tu, non è mai molto carino. Ci si sente un po’ traditi. Leggi il resto »

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16 mar
corruzione

Corruzione: e’ dal 1992 che in Italia non si parla di altro. La Prima Repubblica è stata travolta da un marasma di indagini giudiziarie e quel che ne è venuto fuori, stando alle più recenti cronache italiche, non è molto migliore. Se è possibile anzi, ci troviamo ancora più impreparati di fronte a questa nuova ondata di scandali, perché ci mancano gli anticorpi. Il sistema ha perso la capacità di autoregolarsi. La gestione della cosa pubblica è diventata un affare privato. Trasparenza, legalità e controlli sembrano essere parole ai più sconosciute. Non a caso, la performance italica è sempre pessima in tutti quegli indici che provano a misurare il livello di corruzione percepita. Transparency International, una ONG internazionale che ogni anno pubblica una classifica a riguardo, ci colloca al 63° posto su 180 Paesi, subito dopo la Turchia e a pari merito con l’Arabia Saudita. Considerati gli ultimi eventi, c’è da dire che forse siamo stati addirittura sopravvalutati. Leggi il resto »

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28 gen

Ogni tanto succede. Nonostante le beghe di partito, le elezioni regionali. Nonostante la polemica spicciola e quel che si legge sui giornali. C’è un’Italia che va avanti lo stesso, con passione, e riflette, propone, innova. In maniera trasversale. LSDP è nato anche per questo, per raccontare questa Italia. Ed oggi vi raccontiamo di un piccolo grande progetto, che ha l’ambizione di contribuire a ridefinire le modalità con cui fare impresa ed innovazione sociale in Italia. Leggi il resto »

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20 nov
Continua l’indagine di LSDP sulla questione degli investimenti in infrastrutture. Per portare avanti le nostre riflessioni ci concentreremo sull’aspetto che consideriamo cruciale per comprendere la specificità del problema italiano: quello della scarsa trasparenza e della rigidità dei processi decisionali che hanno per oggetto questo tipo di investimenti. Non cercheremo quindi di giustificare una posizione che sia a priori pro o contro determinati progetti. Né ci dilungheremo elencando i dati che secondo alcuni testimoniano un conclamato gap infrastrutturale nei confronti degli altri Paesi europei. Non ci soffermeremo nemmeno sul lungo elenco di opere bloccate o perennemente in fase di realizzazione, puntando il dito contro i “comitati del no”.
Il nostro obiettivo è un altro. Quello di capire quali sono i percorsi per arrivare a prendere decisioni che siano il più possibile legittimate, qualificate e, di conseguenza, realizzabili. Siamo consapevoli che si tratta di un approccio parziale ma, a nostro modo di vedere, è questo il nodo della questione. In Italia siamo infatti rimasti fermi ad uno schema di analisi che, se poteva essere valido negli anni del secondo dopoguerra e in quelli del boom economico, certo non tiene conto delle complessità della società italiana attuale. E della densità del suo territorio.
L’assunto sino ad ora è stato quello pensare di poter decidere qualcosa, per lo più in segrete stanze, annunciarlo in pompa magna e poi vedere che succede. Nel caso qualcuno protesti, ci si attrezza per difendersi dalle contestazioni, che di solito vengono bollate come “ideologiche”. Badando bene a non cambiare la propria opinione. Lotta dura senza paura, per non perdere la faccia. Questo approccio però si rileva carente, se non altro per via dei risultati che non arrivano, e per il fatto che il contenzioso, il muro contro muro, porta inevitabilmente ad un allungamento dei tempi, determinato da uno stillicidio di ricorsi al TAR e a Consigli Superiori vari. Far percepire poi alcuni progetti come fortemente legati ad un colore politico (o peggio, ad un determinato politico), non fa altro che contribuire a rendere meno oggettivo il confronto. Non si parla più di un opera e delle sue caratteristiche, ma di chi la vuole fare.
Che si potrebbe fare per uscire da questo vicolo cieco? Per prima cosa evitare di demonizzare il confronto con i propri interlocutori e accettare di discutere pubblicamente dei propri progetti di investimento. Accettare di discutere con i territori di soluzioni alternative e di migliorie progettuali. Per il bene del Paese e non per il tornaconto politico di qualcuno. Il tutto prima di prendere delle decisioni vincolanti, legittimando i propri interlocutori e la discussione stessa, e evitando di vivere le valutazioni di impatto ambientale e autorizzazioni varie come un percorso ad ostacoli. Questi passaggi vanno invece visti come utili elementi per alimentare la discussione con elementi oggettivi, in grado di discutere di cose reali e non di posizioni preconcette.
Utopia? No, pragmatismo. Provare per credere, come dice un vecchio adagio pubblicitario. Per avere dei riferimenti basta guardare quel che fanno i nostri cugini transalpini. In Francia, sin dai tempi del primo Governo Berlusconi è in vigore una legge sul Dibattito Pubblico, che stabilisce regole e tempistiche per organizzare sul territorio momenti in cui un progetto viene presentato e discusso in maniera trasparente. Questo tipo di dibattiti avvengono sulla base di documenti progettuali dettagliati, e hanno tempi certi e modalità di svolgimento ben definite. Non possono infatti durare più di sei mesi. I contributi di tutti i partecipanti alla discussione vengono messi agli atti e resi pubblici, avvalendosi di siti internet progettati ad hoc. In questo modo, a chi non può partecipare fisicamente ai meeting, viene data la facoltà di inviare il proprio parere via email. La procedure scatta solo per opere di una certa dimensione, a cui si attribuisce un interesse nazionale. Alla fine dei sei mesi chi ha curato il dibattito tira le fila del discorso e redige un rapporto di sintesi finale, avvalendosi anche del contributo di esperti esterni.  Il rapporto può contenere ipotesi di opzioni alternative e migliorie progettuali, sulla base delle proposte emerse nel corso della discussione. Tutto ciò viene consegnato nelle mani della Commissione Nazionale per il Dibattito Pubblico, organo di garanzia che è chiamato a certificare trasparenza e correttezza del processo di confronto pubblico (la Commissione è composta da esperti indipendenti, funzionari statali, commissari di nomina politica, rappresentanti delle autonomie locali e esponenti delle associazioni ambientaliste nazionali). A questo punto il proponente dell’opera può fare due cose: recepire le raccomandazioni contenute nel rapporto o continuare per la propria strada. Se sceglie la seconda opzione ha però l’onere di giustificare pubblicamente le proprie decisioni, assumendosi in questo modo una chiara responsabilità. Di norma però quel che succede è che la maggior parte degli input del dibattito pubblico vengono integrati nella progettazione, tale è la legittimità di questo percorso. E dopo il dibattito la decisione non viene più rimessa in discussione.
Quello che sembrerebbe comune buon senso non è però ancora entrato a far parte del patrimonio dell’ordinamento italiano. Paradossalmente sono le imprese e gli enti locali che si dimostrano più attente a questi approcci, mentre il Governo centrale tace, incapace di arrivare anche solo ad una benché minima esplicitazione delle priorità che ha in testa (l’elenco di opere inserite in Legge Obiettivo è talmente vasto da renderlo praticamente inutile, considerati i vincoli finanziari in cui ci troviamo ad operare). Quel che succede è che chi si trova a gestire le “patate bollenti” è costretto ad industriarsi per sopperire alle mancanze dello Stato. Autostrade per esempio ha promosso il suo piccolo Dibattito Pubblico per la nuova gronda di Genova. La società di progettazione della Pedemontana Lombarda si è fatta carico di dialogare con il territorio e negoziare un ambizioso progetto di compensazioni ambientali (che, per una volta, non ha niente ha che vedere con piscine e palazzetti dello sport vari). La Regione Toscana si è spinta fino all’approvazione di una Legge Regionale che regola la partecipazione sulla falsariga dell’esempio francese, istituendo addirittura un’Autorità Regionale. La Regione Lombardia ha messo a punto lo strumento dell’Accordo di Programma. Tutte esperienze lodevoli certo, ma che scontano il grosso limite di nascere in uno spaventoso vuoto normativo nazionale. Con il rischio di venire vanificate e contestate, proprio per questo motivo. Ci sarebbe invece bisogno di una forte regia nazionale, per fare un salto di qualità. Arriverà mai qualcuno in grado di raccogliere la sfida?

infrastruttureContinua l’indagine de LSDP sulla questione degli investimenti in infrastrutture. Per portare avanti le nostre riflessioni ci concentreremo sull’aspetto che consideriamo cruciale per comprendere la specificità del problema italiano: quello della scarsa trasparenza e della rigidità dei processi decisionali che hanno per oggetto questo tipo di investimenti. Leggi il resto »

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23 ott

palmiro canginiAAA cercasi politici in grado di spiegare quel che il Paese ha bisogno, fissare delle priorità e confrontarsi con il mondo esterno, per verificare la validità delle loro proposte. Questo sembrano dire i contributi più interessanti pubblicati nel corso degli ultimi mesi sul tema degli investimenti in infrastrutture. Leggi il resto »

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