09
mar

La seconda domenica di carriole nel centro storico dell’Aquila e la quarta domenica di fila di violazione pacifica della cosiddetta zona rossa è andata secondo le aspettative. La cittadinanza c’era e si vedeva. Di ogni estrazione sociale, di ogni età e sesso, di ogni parte politica (sempre riferendoci alla “p” minuscola…), migliaia di aquilani si sono nuovamente dati appuntamento in quella che una volta era la piazza di naturale ritrovo per tutti, quella del Comune, nel cuore del centro storico. Tanto da far parlare, ripercorrendo un vecchio film di successo, di “ogni maledetta domenica”, come in questo video di Francesco Paolucci, dal 6 aprile impegnato a raccontare tramite le immagini ciò che accade nel capoluogo abruzzese. Leggi il resto »

02
mar

Sostenibilità, partecipazione attiva dei cittadini, condivisione di idee (non di ideali), entusiasmo, aggregazione, spirito comunitario, di una comunità che c’è e si fa vedere e ha voglia di ritrovarsi. In una parola sola: Politica. Come già ho ribadito altre volte in occasione della vicenda aquilana, politica con la “p” maiuscola, appunto. Quella che ci vorrebbe ma che in Italia spesso è dimenticata, soprattutto in questi giorni di campagna elettorale, in cui la “p” maiuscola sembra essere per forza quella dei partiti e non della politica, intesa come arte di costruire insieme la propria vita comunitaria, tramite regole, valori e azioni condivise e che siano trasversali a qualsiasi ideale fazioso. L’Aquila, in questa domenica di fine febbraio, ha ritrovato proprio il vero modo di intendere la politica. E in 5.000, forse di più, hanno assistito per la prima volta al vero miracolo aquilano, che è quello dei cittadini e non della politica con la “p” minuscola. Leggi il resto »

23
feb

La Turchia di nuovo al centro di un complotto ordito dai militari. Ancora una volta, nella storia (neanche centenaria) della Repubblica anatolica, la classe militare ordiva contro il potere costituito, nell’estremo tentativo di scongiurare possibili derive islamiste derivanti da un governo dichiaratamente ispirato ai valori della cultura musulmana, proprio nel Paese paladino del laicismo nella regione mediorientale. Ondate di arresti si sono susseguite in tutto il Paese, coinvolgendo personalità molto importanti delle Forze Armate, nella repressione del gruppo che avrebbe complottato un colpo di Stato, sotto il nome di “Balyoz” (che in lingua turca vuol dire “martello”). Così come già accaduto per la cosiddetta Ergenekon, organizzazione segreta accusata di voler rovesciare il governo del Primo Ministro Recep Tayyip Erdogan dell’AKP (il Partito di Giustizia e Sviluppo, al governo in Turchia dal 2002), anche Balyoz avrebbe avuto l’obiettivo di delegittimare il primo partito del Paese e, anzi, sarebbe proprio figlio, in qualche modo, del più grande piano Ergenekon, per cui sono già state arrestate più di 300 persone negli ultimi due anni. Leggi il resto »

12
feb

Esiste l’Italia? A L’Aquila una parte di Italia sicuramente c’è e si può vedere. L’Italia spaccata, divisa in due, contraddittoria, confusa. Quell’Italia per cui qualsiasi argomento, ogni evento, ogni parola detta, viene ricondotta alla competizione politica che spacca il Paese da un quindicennio a questa parte. A L’Aquila l’Italia sembra esserci. Il clima che si respira è quello di una città che ha perso la propria identità, distrutta sotto i colpi di una tragedia naturale (e poi, sociale, economica, ambientale…) troppo grande per poter essere affrontata da sola, ma in cui sono riconoscibili benissimo i segni di un’Italia che, laddove meno te l’aspetti, si manifesta in tutte le sue caratteristiche. Leggi il resto »

05
feb

Dall’ultimo fallito attentato all’aereo di linea della Northwest Airlines lo scorso 25 dicembre, si fa un gran parlare delle nuove strategie di al-Qaeda, dei nuovi rifugi e dei Paesi che possono considerarsi a rischio terrorismo, proprio come per lo Yemen adesso. Ma cosa sta avvenendo davvero alla nebulosa che chiamiamo al-Qaeda? Quali sono le dinamiche in corso e come è possibile tentare di mettere in atto delle strategie di anti-terrorismo efficaci, che sappiano agire sulle sue cause e non sugli effetti? Leggi il resto »

02
feb

Piaccia o no, Guido Bertolaso, il Mr. B. numero due, continua ad essere al centro del nostro dibattito sulla politica italiana. In tempi non sospetti, io stesso avevo concordato più di una volta con quanto sostenuto da Alessandro Aresu circa il ruolo di Bertolaso nel nostro panorama politico. Sì, politico e non “civile”. A ben vedere, vi è davvero poco da meravigliarsi se adesso il (quasi) ex capo della Protezione Civile, sia additato non dalla vulgata (per le strade, anzi tra le tende, dell’Aquila era una convinzione già da tempo), ma dal Presidente del Consiglio stesso, come un nuovo possibile (e non specificato) Ministro. Leggi il resto »

16
gen

Attenzione: si avverte la gentile popolazione mondiale, in particolare araba, in particolare yemenita, che forse qualcosa sta per accadere. Qualcosa di invadente, direi. Nonostante molti analisti e politici facciano finta di niente e diramino comunicati ed opinioni che invitano alla calma ed alla serenità, lo Yemen è già teatro di una nuova guerra. Lo è già, avete capito bene, non lo sta per diventare. E più che teatro di una nuova guerra, si tratta di una nuova scena della stessa guerra, quella globale al terrorismo, lanciata ufficialmente (ma anche qui, in realtà già iniziata almeno un decennio prima…) dall’ex Presidente statunitense George W. Bush e adesso presa in eredità dal Premio Nobel Barack Obama. Leggi il resto »

06
gen

Di nuovo ci troviamo a dover parlare di Iran. Riteniamo sia d’obbligo, dal momento che in quel Paese si sta consumando una vera e propria rivoluzione sociale, qualsiasi sia l’esito cui assisteremo, che non può e non deve essere sottaciuta, vista l’importanza dell’Iran nel panorama geopolitico e strategico regionale ed internazionale e l’attualità del tema, essendo Teheran al centro di controversie internazionali da ormai almeno cinque anni. Controversie che, come nel caso della questione nucleare, hanno delle ricadute su tutto il pianeta, sia nella misura in cui vanno ad interessare davvero tutti i maggiori attori della politica internazionale, sia perché, dall’altro lato, riguardano processi politico-diplomatici che potrebbero un giorno ripresentarsi in altre parti del mondo per altri Paesi o per questioni simili. Leggi il resto »

03
dic
L’ITALIA DEI SOVIET
Il 30 novembre Berlusconi si è recato in visita ufficiale in Bielorussia, patria dell’“ultimo dittatore d’Europa” Lukashenko. Gli interessi di una politica estera ambivalente e senza un’apparente linea logica. Esiste un interesse nazionale italiano?
RELAZIONI PERICOLOSE – Ci risiamo. Realpolitik ai limiti del consentito in Italia. Dopo le visite reciproche fortemente criticate con il leader libico Gheddafi e i rapporti personali quantomeno ambigui con il Presidente russo Vladimir Putin, il Premier italiano Silvio Berlusconi ha compiuto un altro viaggio diplomatico che sarà oggetto di molte disapprovazioni. Il Paese di destinazione questa volta era la Bielorussia del Presidente Aleksandr Lukashenko, anche detto “l’ultimo dittatore d’Europa”. Nessun capo di Stato o governo di un Paese europeo, dal 1994 (anno in cui Lukashenko diventò Presidente della Bielorussia), ha mai messo piede a Minsk, la capitale bielorussa. Negli scorsi anni più di una volta il Dipartimento di Stato USA, l’Unione Europea e organizzazioni come l’OSCE hanno accusato il regime di Minsk di essere anti-democratico, di aver fatto svolgere elezioni pilotate e cambiamenti costituzionali (che, per esempio, permettono allo stesso Lukashenko di ricandidarsi quante volte riterrà opportuno, mentre prima vi era un limite di due mandati presidenziali) che poco hanno a che fare con i principi ispiratori delle democrazie occidentali.
DEMOCRAZIE vs. AUTORITARISMI – Nella sua visita a Minsk che, tra l’altro, ricambiava una visita ufficiale di Lukashenko a Roma nello scorso aprile (visita durante la quale il capo di Stato bielorusso aveva incontrato anche il Papa Benedetto XVI), Berlusconi si è spinto a dichiarare che Lukashenko è un Presidente amato, come si può vedere “dai risultati elettorali che sono sotto gli occhi di tutti”. Quei risultati elettorali che, per inciso, sono così schiaccianti da risultare davvero poco credibili (nelle ultime elezioni, quelle del marzo 2006, Lukashenko vinse con l’82,6% dei consensi. Tanto per intenderci, le ultime elezioni in Iran, quelle dei brogli di Ahmadi-Nejad, hanno visto il Presidente “conquistare” il 62,4% dei voti). Dunque di nuovo la politica estera italiana e l’interesse nazionale del Belpaese sembrano non seguire linee politiche logiche, distanziandosi per l’ennesima volta dagli alleati europei e transatlantici ed andando ad infilarsi nei meandri di regimi autoritari, portando avanti interessi particolaristici, più che nazionali.
L’INTERESSE ITALIANO: GAS E ARMI – Interessi economici, affari aziendali e rapporti privilegiati con dittatori malvisti in Europa, in cambio di una parvenza di legittimazione di quei regimi o, al limite, dei famosi 15 minuti di fama che, come diceva Andy Warhol, prima o poi nella vita spettano a tutti. Questo il limite della politica estera italiana allo stato attuale: giocare sul bisogno di uscire dall’isolamento di discussi leader esotici, per poter dare l’impressione di agire da apripista e pionieri di nuove relazioni. Il problema è che, spesso, tutte le retroguardie dietro Roma, composte dagli alleati più tradizionali della NATO e dell’UE, non condividono tali scelte e si distanziano. In tal modo è l’Italia stessa che rischia di trovarsi isolata. Nonostante ciò, business is business. Dunque ecco che, dietro alla visita di Berlusconi a Minsk, arrivano due degli attori che più di altri determinano la politica estera italiana: ENI e Finmeccanica. La prima potrebbe essere alla ricerca di nuovi accordi con Minsk, considerando il fatto  che la Bielorussia non ha molte risorse naturali, ma sul proprio territorio transita una buona fetta del gas russo diretto in Europa. Finmeccanica, invece, è già un passo avanti nelle relazioni con Minsk: lo scorso settembre il Presidente e Amministratore Delegato di Finmeccanica Pier Francesco Guarguaglini, ha incontrato Lukashenko nella capitale bielorussa per stringere probabilmente degli accordi circa possibili investimenti italiani nel settore della difesa bielorussa. Armi, dunque. L’ex Repubblica Sovietica ha un gran bisogno di rinnovare i propri arsenali per essere al passo con i competitori regionali (come tutti i regimi, Minsk dà grande importanza al settore militare) e Berlusconi promuove gli interessi dell’industria italiana della difesa, o meglio di Finmeccanica, appunto.
E I COMUNISTI? – Pensare che, in casa, Berlusconi usa spesso la retorica anti-comunista e, inoltre, anche la stessa Europa dell’Est va sempre più in questa direzione. Curioso il fatto che, mentre in Polonia la settimana scorsa si approvava un emendamento all’articolo 256 del codice penale, finalizzato a mettere al bando (pena l’arresto) qualsiasi simbolo comunista (bandiere rosse, falci e martelli, magliette con Che Guevara…) e, a Roma, il Presidente del Consiglio continui ad accusare la “magistratura comunista”, l’“opposizione comunista” e i “media comunisti”, fuori Italia Berlusconi cambi così facilmente idea. Amico personale di Putin, ex dirigente del KGB, e adesso tessitore delle lodi di Lukashenko, ex membro del Soviet, e del suo immenso consenso popolare. La Bielorussia, per inciso, ha rapporti stretti anche con la Repubblica Islamica dell’Iran, costituendo una sorta di asse strategico in funzione anti-occidentale con altri Paesi come il Venezuela. Tutti rappresentanti di regimi autoritari, con cui l’Italia continua a tessere relazioni, mettendo in pericolo la credibilità di Roma a livello europeo e facendo nuovamente intendere l’idea che si ha a Palazzo Chigi dell’interesse nazionale: un interesse di pochi, a breve termine e che, a lungo andare, potrebbe invece rivelarsi controproducente.
Un chicco in più
Aleksandr Lukashenko è diventato Presidente della Bielorussia nel 1994 dopo che, dal 1990, era stato eletto membro del Soviet bielorusso e, nel 1991, aveva votato contro la dissoluzione dell’Unione Sovietica. Nel 1996 estese il proprio mandato da 4 a 7 anni riuscendo poi a formare un Parlamento composto da 110 alleati su 110. Dopo il primo mandato (allungato fino al 2001), annunciò la sua candidatura per un secondo mandato e, dopo aver vinto, nel 2004 indisse un referendum che non mettesse più limiti al numero di mandati possibili (fino a quel momento fissato a due). Il referendum ottenne quasi l’80% di consensi e fu duramente criticato da tutti gli organi di controllo europei e statunitensi. Grazie a questo risultato, poté candidarsi di nuovo nel 2006, elezioni in cui ottenne più dell’80% di consensi. In politica estera è uno stretto alleato della Russia di Putin e un oppositore della politica di allargamento della NATO. Dal 1994 ad oggi nessun leader europeo si era recato in visita ufficiale a Minsk, prima di Berlusconi.

berlusconi lukashenkoCi risiamo. Realpolitik ai limiti del consentito in Italia. Dopo le visite reciproche fortemente criticate con il leader libico Gheddafi e i rapporti personali quantomeno ambigui con il Presidente russo Vladimir Putin, il Premier italiano Silvio Berlusconi ha compiuto un altro viaggio diplomatico che sarà oggetto di molte disapprovazioni. Il Paese di destinazione questa volta era la Bielorussia del Presidente Aleksandr Lukashenko, anche detto “l’ultimo dittatore d’Europa”. Leggi il resto »

25
nov

IstanbulDonne, giovani, cultura. Queste le tre parole chiave del Forum di dialogo italo-turco, svoltosi ad Istanbul il 18 e 19 novembre scorsi. A partecipare, rappresentanti della politica, del mondo accademico, dei media, dell’arte e delle organizzazioni non governative dei due Paesi. Obiettivo: trovare sempre più punti di contatto tra Ankara e Roma e sviluppare progetti congiunti che possano aiutare a migliorare ulteriormente le relazioni bilaterali. Leggi il resto »