Auchan, Ikea, Decathlon. La Porta di Roma è un enorme e luccicante centro commerciale fatto di sogni e di poco solide realtà. Qui le strade sono intitolate ai maestri del cinema e i desideri delle giovani coppie soddisfatti da palazzinari che distribuiscono cemento.
Qui abitano Luca, Veronica, Massimo, Nando, Roberta e tanti altri. Abitano a Via Gian Maria Volonté n.9. Abitano una casa che non hanno, in una via che celebra quello che riuscì ad essere al contempo il cattivo dei film western e il simbolo dell’impegno civile del cinema italiano.
Nando, Roberta, Luca sono la classe operaia che va in paradiso. Nando, Roberta , Luca sono giovani italiani che guadagnano 1.200 euro al mese, si alzano tutte le mattine per andare a lavorare, portano i bambini a scuola, vanno a trovare la suocera. E occupano le case. Sono i nuovi poveri che hanno deciso di vivere nell’illegalità, pur di vivere.
Rolando Ravello e Emilio Marrese, insieme al regista Lorenzo Scurati, hanno scelto di raccontare la loro storia in un docufilm. “Via Volonté n 9” spiega, in maniera diretta e cruda, che cosa significa commettere un reato pur di avere una casa. Cosa vuol dire occupare perché lavora solo tuo marito e con 1000 euro non puoi pagare “7 piotte d’affitto” e mantenere una bambina. Cosa comporta condividere gli spazi e andare a fare la doccia dal vicino perché l’acqua calda non ce l’hai. Cosa si prova a dividere 17 metri quadrati in 4 e a sapere che ogni giorno qualcuno potrebbe bussare alla tua porta e cacciarti. Cosa si sente quando sai che tuo figlio si vergogna di te e non vuol dire dove abita.
Ma “Via Volonté n 9” rivela anche la forza e l’ironia di chi pur vivendo un dramma è capace di andare avanti perché alla fine “qua magni sempre, un piatto de pasta qualcuno te la da” e perché si può anche ridere se dici “ao’ vado a casa se vedemo” e qualcuno ti risponde “ma ando’ vai na’ casa mica ce l’hai”.
Dal 3 novembre 2007 queste famiglie normali di elettricisti, muratori, ragioniere e segretarie licenziate perché rimaste incinta, vivono qui e sperano che qualcuno, tra le colate di cemento e lo sviluppo urbano incontrollato, si accorga che ci sono anche loro e che c’è bisogno di sviluppare un’edilizia popolare adatta a gestire la situazione.
Perché insieme a Nando, Roberta, Luca ci sono 120 mila famiglie che, negli ultimi cinque anni, hanno perso una casa, nonostante oltre 5 milioni di case disabitate, di cui circa 150 mila nella sola Roma.
Occupare è reato, il codice penale lo stabilisce all’articolo 633. Puoi essere recluso fino a due anni. Occupare è illegale. Ma occupare è diventato un modo per sopravvivere tanto che la stessa Corte di Cassazione (sentenza numero 35580) nel settembre del 2007 ha assolto un occupante sostenendo che lo stato di necessità giustifica le occupazioni di case perché il diritto all’abitazione è da ritenersi tra i beni primari collegati alla personalità.
A via Volonté si sono arrabbiati soprattutto i vicini che pagano il mutuo. Ad arrabbiarci in realtà dovremmo essere tutti, perché non si può speculare su un diritto.
“Via Volonté n.9” è prodotto da Fandango e ha vinto l’ultima edizione del Roma Independent Film Festival (Riff). Ora partecipa al viaemilia@docfest 2010, il festival del documentario online. Si può vedere e votare dal sito.