21
feb

L’Italia degli altri non è solo quella costruita dall’attenzione dei turisti o dei giornalisti. È anche quella dei tanti studiosi del nostro Paese nel mondo, come lo storico John Foot, professore allo University College London e già autore di importanti volumi su Milano e sull’evento italiano per eccellenza, il calcio. Nel suo ultimo libro, Foot percorre i luoghi di frontiera della storia italiana del Novecento, entrando in un dibattito che non è mai stato semplice materia di studio, ma vera e propria scintilla politica. Leggi il resto »

15
gen

Fedele alla straordinaria Serie Bianca Feltrinelli, ho iniziato solo pochi giorni fa la lettura di questo libro dal titolo un po’ strano, forse un po’ banale, non particolarmente efficace ai miei occhi. Eppure pagina dopo pagina ne ho scoperto la ricchezza e senza neppure accorgemene sono giunto molto rapidamente alla sua conclusione.

Per dirla in breve, trattasi di sociologia, uno studio approfondito ed efficace sulla società contemporanea e l’origine dei suoi mali più profondi.

Ciò che impressiona maggiormente è che questo libro contiene esattamente tutte le ragioni per cui il socialismo reale, la socialdemocrazia o il capitalismo “solidale” o ancora il “social business”, rappresentano ancora –  forse e dopotutto – gli unici sistemi in grado di massimizzare la felicità della società. Rivendica in modo vigoroso e rigoroso gli ideali di uguaglianza verso cui l’umanità ha sempre teso, pur perdendosi frequentemente nelle pieghe di pagine oscure. Leggi il resto »

07
gen

Dopo le elezioni europee dello scorso giugno titolavamo L’Europa s’è destra, commentando l’avanzata dell’estrema destra in molti stati membri. Quel titolo però era ancor più vero visto il trionfo registrato in campo europeo dalle formazioni di stampo conservatore. Ciò si è verificato non solo dove i conservatori hanno sempre ottenuto buoni risultati come in Italia o in Germania, ma anche laddove la cultura progressista è stata lungamente maggioritaria, come in Svezia, Francia o Gran Bretagna. Questo è accaduto poiché la destra è riuscita ha rinnovarsi e risultare credibile. È nata forse una destra nuova. Leggi il resto »

26
nov
Se la Russia rimane “un rebus avvolto in un mistero che sta dentro ad un enigma” – nota, meravigliosa definizione del vecchio Winston Churchill – è anche perché il mondo occidentale si è raramente dedicato alla comprensione di quello che succede nella grande nazione russa e il modo in cui la sua leadership agisce in risposta al contesto in cui è costretta ad operare.
Questo libro, testimonianza storica e giornalistica del corrispondente da Mosca del Corriere della Sera, Fabrizio Dragosei, ci aiuta a fare luce sugli anni più difficili dell’attuale Federazione, quelli della implosione dell’Unione sovietica e della selvaggia transizione – incompleta – verso la democrazia.
Dragosei racconta e documenta il grande sacco dell’industria statale, tramite l’emissione dei voucher senza valore, che ha permesso a pochi dirigenti, in gran parte appartenenti alla vecchia elite, non solo di perpetrare, ma addirittura di ingigantire il loro potere politico e finanziario; grandi e rapide ascese e altrettanto grandi e rapide cadute come, ad esempio, nel caso degli oligarchi invisi al presidente Putin.
Dragosei ci racconta delle difficoltà di uno stato alle prese con una legalità incerta, una burocrazia e un immobilismo ereditate dal passato sovietico e l’incapacità di rinnovare le eccellenze industriali del passato; insomma di un paese con enormi potenzialità ed una tradizione straordinaria che sembra essere ancora affaticato, soffrire della sua recente storia.
Un valore aggiunto del libro, oltre la dettagliata narrazione degli avvenimenti dell’ultimo ventennio, è l’interessante interpretazione che Dragosei dà a questa storia: la figura di Boris Eltsin, spesso sminuita nei media occidentali – Eltsin è ricordato più come grande bevitore che come risoluto capo di stato – viene rivalutata, e paragonata al ruolo del traghettatore di una nave che versa in acque tempestose. Eltsin – si ricorda – fu il protagonista dell’interruzione del golpe militare in atto nel 1991, che aveva ormai messo Gorbacev nella condizione di prigioniero nella sua stessa dacia. Inoltre scorrendo le pagine del libro è facile rendersi conto del saggio tentativo – a mio avviso ben riuscito – di evitare un approccio “occidentale” nell’analizzare la storia russa.
Per comprendere il percorso che la Federazione Russa compirà nei prossimi anni, se si accontenterà di rimanere un paese esportatore di materie prime, se e come si avvicinerà all’Europa, se si avvia verso un percorso riformista o conservatore, è indispensabile capire quello che è successo nell’ultimo ventennio e quello che sta accadendo ai nostri giorni. Questo libro è dunque utile a tal scopo, poiché và ad arricchire la poverissima letteratura sul tema Russia post Urss; e ce n’era davvero bisogno.

DragoseiSe la Russia rimane “un rebus avvolto in un mistero che sta dentro ad un enigma” – nota, meravigliosa definizione del vecchio Winston Churchill – è anche perché il mondo occidentale si è raramente dedicato alla comprensione di quello che succede nella grande nazione russa e al modo in cui la sua leadership agisce in risposta al contesto in cui è costretta ad operare. Leggi il resto »

22
nov

fini il futuro della libertàAngelo Mellone nel suo intervento al seminario dello scorso 5 novembre alla Camera sollevava una critica giusta alle nostre riflessioni. Non si può parlare dell’Italia dopo B omettendo dall’analisi le traiettorie dei protagonisti indicati dal dibattito giornalistico come probabili successori politici di B. A partire dal più “rumoreggiato” di tutti, Gianfranco Fini ovviamente. E allora parliamone. Che lo scenario Italia after B sia quello in cui collocare le ambizioni politiche del presidente della Camera (in modi e forme al momento imprevedibili) lo testimonia anche il suo nuovo libro da poco uscito in libreria, Il Futuro della Libertà (Rizzoli).

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21
nov
Un mondo Free per tutti, libero e gratis, questo è il nuovo modello vincente di profitto, la nuova e possibile rivoluzione a costo zero. Ad affermarlo è Chris Anderson, direttore di Wired USA già teorico della “coda lunga”, che annuncia con il suo nuovo libro Free. The future of a radical price l’arrivo della freeconomics, un nuovo tipo di economia dove il miglior modo di guadagnare è volgersi al gratuito.
In The Long Tail l’innovativo autore sosteneva come nell’era digitale, dell’economia dell’abbondanza e del mondo immateriale senza costrizioni da scaffali, non ci si potesse basare più sui prodotti di massa per trarre profitto; occorreva piuttosto concentrarsi sui prodotti di nicchia, prodotti che vendono poco ma che sommati portano enormi guadagni.
Con Free si va oltre e l’economia dell’abbondanza porta alle offerte gratuite, alla freeconomics.
Un assioma dell’economia è che i prezzi scendono fino al costo di produzione in un mercato competitivo e nessun mercato è più competitivo del web. Le opportunità per avere modelli di business basati sul gratis non sono mai state più ampie e la tesi di Friedman, dell’economia come scienza sociale della scelta in condizioni di scarsità, lascia oggi il posto all’abbondanza e a nuovi paradigmi.
L’economia del gratis non è affatto perdente. << Si possono fare un mucchio di soldi con le cose gratis. Il gratuito rende appetibili nuove cose e l’abbondanza crea nuovi bisogni>> sostiene Anderson.
Sono molti gli esempi di aziende che prosperano regalando qualcosa e monetizzando qualcos’altro
You Tube, Google, le compagnie low cost e persino i venditori ambulanti di musica a San Paolo, che offrono CD per far pubblicità alle performance dal vivo, regalano qualcosa e guadagnano da qualcos’altro.
Basta sfruttare la popolarità e l’attrattività che comporta su tutti noi la parola magica “gratis” e ottenere profitto vendendo un altro servizio.
Come? Anderson delinea più modelli economici.
Dalla pubblicità che permette a Google di offrire Gmail e far profitti con la pubblicità associata alle ricerche, al modello Fremium che consiste nell’offrire un servizio gratuito con delle funzionalità a pagamento in opzione, come ad esempio Flickr e la versione Pro a pagamento.
Dalla cross-subsidies economy in cui il prodotto gratis invoglia all’acquisto di un altro, all’economia del dono, perché come dimostra Wikipedia ci possono essere altri modi di creare valore che vanno ben oltre il denaro.
E pensare che tutto è cominciato con una lametta da barba, con il signor Gillette che per primo ha regalato un prodotto accoppiato ad un altro per creare mercato e, per Anderson, tutto finirà nell’economia del waste, ovvero nell’idea che un bene può essere talmente facile da produrre che lo si può persino sprecare. Gli scarti che diventano una risorsa. L’aveva capito, nei lontani anni settanta, il geniale Alan Kay che sprecò l’allora preziosa potenza di calcolo per disegnare le icone per il desktop. La sua scelta ha semplificato la nostra vita e ha fatto guadagnare molto sia ad Apple sia a Microsoft.
Le tesi di Free non possono essere considerate regole sacre.
In primo luogo possono sembrare una furba strizzata d’occhio alle regole più classiche e diffuse del vecchio marketing…. Della serie ” Ti regalo questa elegante pubblicazione sui delfini e ti compri la versione rilegata dei 24 volumi dell’enciclopedia del mare”, “vinci una visita gratuita del nostro consulente che ti esporrà i benefici dei materassi in lattice” sottointeso “non ti mollerà più finché non li hai comprati per l’intera famiglia dal trisavolo al bis-nipote”.
Molti definiscono Anderson un utopista tecnologico. Ci sono infatti alcuni aspetti tecnici poco chiari.  L’autore parla di costi marginali delle tecnologie in costante declino, dovuti ai processi di innovazione che permetterebbero una diminuzione continua dei costi per erogare servizi via web, ma la realtà sembra ancora non avvalorare questa tesi. Tant’è che la sola banda per trasmettere i video di You Tube costa oltre 360 milioni di dollari ogni anno. Un costo enorme che non può essere sostenuto dall’attuale sistema di pubblicità.
La pubblicità online presenta infatti ancora investimenti troppo bassi su molti mercati e la crisi economica mondiale ne ha determinato un forte decremento.
Occorrerà dunque trovare una modalità alternativa per sostenere la visibilità e la competitività reale del modello della freeconomy.
Nonostante tutto ciò, il modello Free annuncia davvero qualcosa di nuovo: prefigura la presenza di una socialità attorno al consumo, sottrae l’individuo al sonno dogmatico in  cui i meccanismi classici dell’economia di consumo lo hanno fatto cadere, rende chi compra più autonomo nelle scelta e più consapevole nell’acquisto. Ci libera dall’oscura legge del do ut des , della domanda e dell’offerta e dal nodo gordiano dal produttore al consumatore.
Rende più umano il denaro, più nobile il consumo meno violenta  la concorrenza.
Ci rende tutti, almeno un po’, più creativi e più liberi.
Floriana Bulfon
free-chris-anderson
Un mondo Free per tutti, libero e gratis, questo è il nuovo modello vincente di profitto, la nuova e possibile rivoluzione a costo zero. Ad affermarlo è Chris Anderson, direttore di Wired USA già teorico della “coda lunga”, che annuncia con il suo nuovo libro Free. The future of a radical price l’arrivo della freeconomics, un nuovo tipo di economia dove il miglior modo di guadagnare è volgersi al gratuito.
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07
nov

punk capitalismoUn ragazzino su una Prius, munito di ipod collegato ad un itrip modificato, diffonde il silenzio per le strade di Washington DC; ultimo di una lunga serie di rivoluzionari della cultura, una “banda di pirati della radio che manipolano i media da decenni”. Leggi il resto »

21
ott

zzzootUn fulmine divino produce la grande riforma aziendale, tutti si adeguano alla nuova saggezza, ma non i dipendenti di Zzzoot. Mentre tutti gli altri sono impegnati a cambiare, a ricercare l’efficienza, ad avere responsabilità sociale, ad innovare, a Zzzoot ci si impegna per restare immobili, per mimetizzarsi, per avere la capacità di individuare un colpevole altro da sé. Insomma ci si impegna per sopravvivere.
Un’azienda fatta di vizi e di resistenza al cambiamento, una parodia acuta, ma quanto mai reale. Così reale da far sì che molti si riconoscano e riconoscano i suoi personaggi paradossali tra le scrivanie degli open space, ed è forse proprio questo che ilil libro edito dal Sole 24 Ore e la fiction, visibile su www.zzzoot.tv, hanno avuto un enorme successo. Leggi il resto »

25
set

Nandan Nilekani IndiaUno degli strumenti del web 2.0 che da qualche tempo utilizziamo per il nostro lavoro di ricerca è Anobii, il social network dei libri. Nella nostra libreria virtuale cerchiamo infatti di raccogliere le novità editoriali, soprattutto internazionali, che utilizziamo come punti di riferimento per le nostre analisi e come strumento per comprendere gli scenari della politica globale. A volte però capita di trovarsi di fronte a libri in grado di esercitare, perlomeno come sensazione nella lettura, un potere profetico-trasformativo su di essi. E’ il caso di Imagining India, un libro importante uscito qualche mese fa e non ancora tradotto in italiano, di cui parliamo oggi. Leggi il resto »

07
set

madeSulla scia delle provocazioni leghiste su gabbie salariali e dialetti, e della polemica attorno alle celebrazioni per l’anniversario dell’unità d’Italia in programma tra due anni, il dibattito sul tema dell’identità nazionale ha dominato le cronache estive della politica italiana. L’appello all’immagine unitaria dell’Italia è però avvenuto nella quasi totalità dei casi con la testa girata all’indietro. Leggi il resto »