Che un “dopo Berlusconi” ci sarà è un’affermazione in fondo banale, se non altro per ragioni biologiche. Quello che pochi hanno ancora fatto è invece provare ad immaginare i contenuti di questo “dopo”. Qui parte la nostra sfida intellettuale. Il dopo è infatti molto più incerto e problematico di quanto si possa pensare. Per i suoi oppositori l’Italia post-berlusconiana ha la parvenza della liberazione da un incubo. Per i suoi sostenitori al contrario l’onda lunga dell’egemonia costruita in questo quindicennio dal premier non provocherà probabilmente grandi scossoni, confermando il successo, elettorale e culturale, del centrodestra. Per gli osservatori neutrali e disincantati infine l’Italia dopo Berlusconi potrebbe invece essere peggiore di quella attuale, visto che la sua leadership ha assicurato, nel bene o nel male, un centro di stabilità duraturo in uno scenario istituzionale debole e mutevole come quello della politica italiana, che potrebbe nuovamente collassare creando tensioni ed ingovernabilità. Ad ogni modo tutti dovranno fare i conti con la sua eredità.
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