La notizia del presunto attentato al Presidente iraniano Mahmoud Ahmadi-Nejad è rapidamente balzata all’attenzione delle cronache globali. Secondo le prime ricostruzioni, una bomba sarebbe esplosa al passaggio del convoglio presidenziale nella città occidentale di Hamadan, ferendo diversi giornalisti, ma non colpendo Ahmadi-Nejad. Secondo altre ricostruzioni, si sarebbe onvece trattato di una granata lanciata da un uomo, successivamente identificato ed arrestato. L’agenzia ufficiale iraniana, IRNA (Iranian Republic News Agency) ha invece sminuito l’accaduto parlando di un “petardo lanciato da un giovane ragazzo”, aggiungendo che le prime voci di una bomba o di una granata sarebbero state troppo allarmistiche. Leggi il resto »










E ci voleva Saviano in prima serata su RaiTre perché tutti noi ci ricordassimo che esiste ancora un posto, di cui peraltro qualche mese fa erano piene le prime pagine di tutti i quotidiani mondiali, in cui si continua a stuprare i dissidenti politici in carcere e a reprimere le manifestazioni di piazza, come accaduto ancora una volta la settimana scorsa. Quel posto è l’Iran e, a distanza di cinque mesi dalle ultime contestatissime elezioni e dalle manifestazioni di indignazione da tutte le parti del nostro Paese, sembra che tutto sia tornato alla normalità.
Nuovamente contro tutto e contro tutti. Il Presidente iraniano Mahmoud Ahmadi-Nejad, dopo aver imposto la propria elezione (al di là se vi siano stati brogli o meno) con la forza delle armi e dei bastoni delle guardie rivoluzionarie (i Basij), si trova in questi giorni a dover affrontare problemi di natura interna ed esterna circa la formazione del suo nuovo governo e, in particolar modo, di alcune scelte specifiche. 