Master Affari Politicin
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31 mag
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Quando si parla di innovazione si citano solitamente degli esempi ben noti: la Silicon Valley, la Corea del Sud, Israele. Il mix che crea innovazione in queste aree è composto da università di alto livello, investimenti ingenti in ricerca, compartecipazione di pubblico e privato, legami tra università e aziende, un’economia liberista e la presenza di venture capitalists capaci di nutrire le nuove start-up. Leggi il resto »

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08 gen

Le industrie creative puntano sempre più in alto in termini di innovazione economica e sociale, addirittura chiedendo all’UE che il concetto di innovazione si rinnovi. A conclusione dell’anno 2009 che l’UE ha dedicato a “creatività e innovazione”, non è passato inosservato alla Commissione che ben settanta attori del settore abbiano risposto alla consultazione pubblica finalizzata all’elaborazione del Piano di Innovazione europeo, già in preparazione dal 2008. Leggi il resto »

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11 dic
La creatività è una parola che ultimamente appare ovunque e il settore delle politiche culturali non fa eccezione. Eppure, una recente ricerca afferma che cultura e creatività sono molto di più che “semplice” fonte di produzione artistica. Un approccio creativo al patrimonio culturale può fare della cultura un vero e proprio motore di innovazione economica e sociale.
Per la prima volta, lo studio “The impact of culture on creativity” (2009) condotto per conto della Commissione Ue cerca di spiegare in che modo cultura alimenta la creatività e perché l’Europa ha bisogno di una Strategia post-Lisbona che valorizzi oltre alla creatività tecnologica e scientifica, anche la c.d. “culture-based creativity”.
Cultura e creatività?
Trovare delle correlazioni tra “cultura” e “creatività” è un compito tanto interessante quanto complesso. La cultura, infatti, può essere intesa come qualcosa di estremamente dinamico che si arricchisce costantemente, ma anche come insieme di convezioni in grado di mettere barriere alla sperimentazione, al nuovo, così come all’integrazione e al dialogo interculturale.
La creatività, invece, è proprio quel processo che conduce a un risultato originale rispetto al contesto di riferimento. Inoltre, così come sottolineato dallo studio, nel mondo occidentale la creatività è più legata all’innovazione di prodotto, mentre in Oriente il concetto include anche un aspetto emozionale .
A partire da entrambe le visioni, la culture-based creativity viene definita come processo non lineare di creazione che prende ispirazione dal patrimonio culturale. Da qui che nasce l’opera artistica. Ma non solo.
La cultura come motore di innovazione economica e sociale
Lo studio mette in luce le proprietà della culture-based creativity come motore di innovazione nella sfera economica, sociale ed educativa. Inoltre, i cambiamenti nell’era digitale mettono ancora di più in luce le potenzialità della “creatività culturale”. Le reti peer-to-peer di condivisione nascono innanzitutto in ambito artistico (per es. la musica) per venire poi riprese in altri siti e blog dove condividere idee, pensieri e commenti per esempio in ambito politico.
L’arte, nonché i processi propri della produzione artistica e le modalità di condivisione dei suoi aspetti più emozionali trovano oggi spazio nelle strategie aziendali e nelle politiche sociali e dell’educazione per obiettivi di comunicazione, coesione e apprendimento inter- e multi-disciplinare. Per esempio, in ambito di gestione delle risorse umane, l’agenzia svedese TILLT  gestisce le c.d. “residenze d’artista” per migliorare il clima di lavoro e il rapporto tra gli impiegati attraverso attività artistiche di vario genere. In Francia, un progetto nazionale denominato “Cultura e ospedale” ha permesso di rilanciare l’immagine dell’ospedale della regione Rhône-Alpes  presso la comunità dell’area attraverso numerose collaborazioni tra artisti, pazienti e personale della struttura. Reggio-Emilia è citata nello studio di KEA per il suo modello di “apprendimento creativo” adottato negli asili e basato sulla promozione dei manufatti realizzati dai bambini stessi insieme all’aiuto di artisti professionisti. A livello universitario, i Paesi del nord Europa la fanno da padrone. In Finlandia, la Aalto University nasce dalla collaborazione tra le tre università di Helsinki di tecnologia, business e design. L’apprendimento interdisciplinare è un must nel mondo dei lavori a progetto che richiedono un lavoro di squadra tra persone con background professionali e culturali spesso molto diversi .
Le politiche europee: cambiare strategia
A livello di politiche pubbliche, perché la creatività culturale emerga occorrono abilità personali (pensiero divergente e capacità di andare oltre le convenzioni), capacità tecniche (spesso artistiche) ma anche un ambiente sociale e istituzionale che incoraggi l’accesso alla cultura e al pensiero creativo. Si tratta quindi di mettere al centro il potenziale umano e valorizzare i processi di creazione creativa propri dell’ambito artistico nel più vasto contesto socio-economico. Nella nuova politica dell’innovazione post-Lisbona le risorse dovrebbero quindi essere riallocate sulla base di un nuovo modo di guardare alla cultura e ai suoi molteplici effetti sulla società. In questo modo, il ricco patrimonio dell’UE diventerebbe non solo fonte di identità culturale e coesione sociale nella realizzazione del progetto europeo ma anche fattore competitivo.
E l’Italia?
Quale può essere la risposta dell’Italia in merito a tale proposta? Il nostro “Bel Paese” viene continuamente sponsorizzato come terra d’arte e cultura ma, nei fatti, questo patrimonio fa fatica a ricevere concreto riconoscimento. In particolare, lo studio chiede di dare voce a quella “classe creativa” in grado di far parlare la tanto vantata ricchezza. Il rapporto di Richard Florida e Irene Tinagli  afferma che in Italia l’incidenza dei lavoratori creativi (architetti, designer, ma anche ingegneri, medici e altre professioni molto qualificate secondo la definizione degli autori) sul totale della forza lavoro è passata dal 9 per cento al 21 per cento. Purtroppo, però, l’Italia si distingue piuttosto per la c.d. “fuga di cervelli” che per l’attrazione di capitale umano e la condizione delle condizioni favorevoli a una politica culturale innovativa restano al momento solo un lontano miraggio. Inoltre, è bene notare che, secondo lo studio, gli artisti stessi dovrebbero essere agevolati nel trovare un nuovo ruolo nell’economia e nella società, non più semplicemente “limitato” alla produzione artistica.
centre-pompidouLa creatività è una parola che ultimamente appare ovunque e il settore delle politiche culturali non fa eccezione. Eppure, una recente ricerca afferma che cultura e creatività sono molto di più che “semplice” fonte di produzione artistica. Un approccio creativo al patrimonio culturale può fare della cultura un vero e proprio motore di innovazione economica e sociale. Leggi il resto »
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29 ott

Italy after BerlusconiL’Italia si limiterà a guardare lo sviluppo dei paesi emergenti o riuscirà a ricostruirsi come “BRICsItaly”? A ben vedere, l’apertura di nuovi mercati rappresenta sia una minaccia che un’opportunità. Il pericolo è evidente. Non possiamo raccontare in eterno la favoletta per cui il genius loci del design e della moda salverà il mondo. Leggi il resto »

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16 ott

giovani imprenditoriProseguiamo con la nostra rassegna riguardante le opportunità esistenti nell’ambito dell’imprenditorialità creativa. Oltre ai bandi di concorso, ai fondi di venture capital, ai business angel e alle gare di business plan, dobbiamo considerare gli elementi di tipo socio- culturale che possono facilitare la creazione, il finanziamento e la realizzazione di idee innovative. Leggi il resto »

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31 lug

idea_1Le “idee”, da millenni oggetto della ricerca filosofica, sono da alcuni anni al centro della riflessione economica. Una serie di fattori mostrano come, nel mondo attuale, il loro potere trasformativo stia aumentando progressivamente: viviamo all’interno di un paradigma produttivo basato sull’informazione e la conoscenza, dove le innovazioni tecnologiche permettono di condividere e modificare costrutti cognitivi su una scala impensabile fino qualche anno fa. Leggi il resto »

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07 mag

libro
La provincia italiana non è affatto provinciale. Con questa affermazione si potrebbe riassumere l’anima del testo di Antonio Calabrò, Orgoglio Industriale – La scommessa italiana contro la crisi globale (Mondadori), saggio che sottolinea l’importanza del diffuso tessuto industriale presente sul territorio italiano. In esso è presente uno sciame di aziende, in prevalenza medie imprese che operano nel settore manifatturiero, che ha letteralmente trainato il PIL e le esportazioni italiane nel corso di una fase storica caratterizzata dalla stagnazione. Leggi il resto »

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