Master Affari Politicin
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16 ago
Roubini

Già nel 2006, dal podio del Fondo monetario internazionale, Mr Roubini ammonì i presenti su un imminente, terribile crack dell’economia mondiale, innescato dalla crisi dei mutui immobiliari americani, dall’oscillazione dei prezzi del petrolio e dalla conseguente crisi di fiducia dei consumatori. Da allora la comunità degli economisti lo etichettò come Mr. Doom (Signor Rovina, Signor Distruzione).

Roubini continua a presagire un futuro caratterizzato da numerose crisi per il semplice fatto che queste non sono dei “cigni neri”, eventi unici e imprevedibili, bensì delle fasi tipiche del sistema capitalista e, in quanto tali, prevedibili e gestibili in modo più opportuno. Il problema sta’ proprio nella capacità dei governi e delle istituzioni preposte al loro coordinamento, di gestire questi processi, riducendo l’alimentazione delle bolle speculative, favorendo meccanismi di integrazione degli strumenti finanziari che impediscano la competizione al ribasso sulla regolamentazione dei mercati al fine di attirare i capitali.

Il libro, serie bianca Feltrinelli, è per certi versi molto tecnico ma la narrazione delle fasi della crisi è superba, degna di un grande sceneggiatore: la miopia di Greenspan, la folle corsa all’incremento della leva finanziaria, le cartolarizzazioni e la crescente complessità degli strumenti finanziari, l’ascesa e il declino di potentissime banche d’investimento, dopo il crack di Lehman Brothers; il disperato tentativo delle banche centrali di salvare il sistema, l’enorme difficoltà di ricreare un clima di fiducia tra gli istituti bancari e nel mercato, ancora l’immediata rinascita di istituti come Goldman Sachs – salvati di fatto dal contribuente americano – e le enormi difficoltà incontrate dall’amministrazione Obama nel riformare in modo profondo e sostanziale l’architettura complessiva della finanza americana.

Solo ricavando i giusti insegnamenti da queste esperienze è possibile fronteggiare l’endemica instabilità dei sistemi finanziari, imparare a prevederne i punti di rottura, circoscrivere i pericoli di contagio globale, e soprattutto riuscire a ricreare un’epoca di stabilità simile a quella che ha caratterizzato il periodo tra il 1945 e i primi anni settanta – per intenderci – prima delle crisi petrolifere e dell’inizio della deregulation reaganiana.

Per Roubini il capitalismo oscilla costantemente tra fasi di stabilità e fasi di crisi. Nelle prime si assiste ad una progressiva riduzione della regolamentazione per favorire la crescita “ad ogni costo” mentre nelle seconde si assiste al tentativo degli stati di riprendere a sé il controllo del mercato, rallentando la crescita di breve periodo a favore di una fase di stabilità. Questo è quanto accadde negli Stati Uniti degli anni ’30, un processo di regolamentazione che porrà le basi della stabile architettura del mondo post bellico. Ad oggi, il maggiore grado di incertezza, dovuto anche alla fase di debolezza attraversata dagli Stati Uniti, rende ancora più complessa una azione concertata di regolamentazione dei mercati finanziari, il che espone l’economia mondiale al rischio di nuove preoccupanti fasi depressive.

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24 lug
Stefano Zamagni offre una lettura diversa della delocalizzazione Fiat e del futuro occupazionale dell’economia italiana.
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15 lug
thumbdown

Da giorni siamo colpiti dai dati sulla disoccupazione giovanile arrivata al 30%, a cui tocca aggiungere altre riflessioni sulla diminuzione della forza lavoro dovuta alle persone che si levano dalla lista di disoccupazione. L’interpretazione corrente vuole che questa disoccupazione sia dovuta principalmente alla crisi economica in corso e che in fondo il paese se la stia cavando meglio di altri. Leggi il resto »

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09 lug
santremontidef

Come è stato detto in alcuni articoli precedenti, l’Italia ha un bisogno di una politica per la crescita capace sia di risolvere i problemi immediati sia di migliorare la configurazione di opportunità future. Non è solo il tasso di crescita del PIL a soffrire, ma è il PIL potenziale ad essere compromesso: questo significa che il “motore” dell’economia non soltanto gira col freno tirato  …. ma ha ridotto la sua cilindrata. Bisogna intervenire per aumentare la capacità complessiva del sistema economico. Leggi il resto »

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05 lug
passione verde

Il nostro gruppo si arricchisce da oggi di una nuova e gradita collaborazione, quella di Francesca Santolini, giovane giurista ambientale e autrice di Passione Verde, recentemente pubblicato da Marsilio. Il suo primo articolo per LSDP è proprio una presentazione del suo libro. Buona lettura (e correte in libreria!). Leggi il resto »

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16 giu
di Stefano Torelli      sezione: Italian politics
terremoto

Il consenso può durare a lungo, può essere comprato, può essere frutto di propaganda e di informazioni distorte, si può basare su dichiarazioni enfatiche di questo o quel leader, su opere mastodontiche fatte per il popolo, su un particolare carisma, sulla fiducia che tramite tutto ciò si riesce ad ottenere. Ma una requisito deve restare fermo: mai dare l’impressione che si stia facendo qualcosa “contro” e non “per” il popolo, altrimenti tutto cade. Leggi il resto »

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18 apr
made in italy

Un dato di cui si parla molto poco è l’incremento del deficit commerciale dell’Italia verso il resto del mondo, salito a 2,3 miliardi di euro, contro gli 0,9 miliardi dello stesso periodo nel 2009. Certo, non stupisce perché il dibattito politico italiano è tutt’altro che focalizzato sulle tematiche più serie, che contano davvero per il futuro del nostro paese. Eppure questo dato è indice inequivocabile dell’inizio di un percorso di declino, perché segna una importante riduzione relativa della nostra ricchezza, che si manifesta in un incremento del rapporto tra quanto importiamo rispetto a quanto esportiamo. Insomma dipendiamo di più dall’estero e per questo siamo destinati a produrre meno e ad impoverirci. Leggi il resto »

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06 apr
No, non stiamo parlando di calcio e del “clasico” di sabato prossimo. Ma della competizione economica tra i due principali centri spagnoli magistralmente analizzata da Irene Tinagli.
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