11
mar
Passa dai suoi giovani. Leggere l’editoriale di Irene Tinagli sull’emergenza disoccupazione giovanile per credere.
08
mar

Qualche giorno fa abbiamo avuto la fortuna di poter intervistare Giorgia Meloni. L’intervista non doveva essere pubblicata oggi, perchè non parla in via esclusiva del ruolo e delle prospettive della condizione femminile nella società italiana. Poi abbiamo pensato che pubblicarla l’8 marzo avrebbe avuto un significato simbolico diverso. Perchè Giorgia Meloni è una giovane donna e, a prescindere dalle posizioni politiche, sarà senza dubbio una leader di quell’Italia al futuro che abbiamo messo al centro del nostro progetto (senza peraltro dimenticare il suo già ricco cursus honorum di ministro più giovane della nostra storia repubblicana). Una discussione in cui abbiamo affrontato molti dei nostri “cavalli di battaglia”, dal ruolo della rete alla meritocrazia, dai nuovi italiani a BRIC’s Italy, per finire con qualche domanda diretta e frontale sul senso della carriera politica nell’era del velinismo. Un’intervista da non perdere. Buona lettura. Leggi il resto »

01
mar
I dati 2009 degli indici demografici della popolazione italiana elaborati dall’Istat. Una lettura tanto breve quanto essenziale.
27
gen

Il tema della leadership è da sempre al centro della nostra attenzione, tanto più in rapporto agli orizzonti globali che abbiamo messo al centro del nostro progetto. Per approfondire questi temi abbiamo quindi voluto intervistare Alessia Mosca, giovane parlamentare del PD che dal gennaio dello scorso anno è stata selezionata per entrare a far parte dello Young Global Leaders, prestigioso network che racchiude varie personalità under 40 da tutto il mondo distintesi “per aver speso il proprio tempo e la propria professionalità per un futuro migliore della società”. Un approfondimento esclusivo, per sprovincializzare il dibattito politico italiano. Buona lettura. Leggi il resto »

18
dic
L’articolo di Marco Belpoliti sul corpo ferito del capo è un film già visto. Avevamo un corpo, ora siamo un corpo, bene. Siamo antichi, moderni, postmoderni. Guardiamo Berlusconi, leggiamo Kantorowicz. La vita e la morte. Gli uni morendo la vita altrui, gli altri vivendo la morte dei primi. Già sentito. E poi, anche dopo la ferita, c’è l’esposizione. Una Sacra Sindone dal vivo. Va bene, il libro era ottimo, ma ora è terribilmente invecchiato e tutto sembra un “Berlusconi is burning” da mettere su YouTube. Resta una domanda: e quindi? Partiamo dalla solidarietà doverosa per chi ha subito un’aggressione, che è una persona, come Prodi o un immigrato clandestino, e quindi merita rispetto. Stando alle regole del Pianeta Elezioni, è anche una persona democraticamente eletta che ha il diritto e il dovere di governare con la sua maggioranza. Ma non basta. Non certo perché va disarcionato. Non basta perché, secondo me, serve uno scatto d’orgoglio. Dovremmo abolire una volta per tutte le analisi postmoderne, prenderci le nostre responsabilità, riconoscere che il ministro Bondi ha ragione quando dice che nessuno ha raccontato decentemente il berlusconismo (ha torto sul resto), e dedicarci a costruire l’Italia. Perché Stefano Boeri ha colto nel segno: ci siamo dimenticati di lei. E perseveriamo nella dimenticanza.
C’è un corpo insanguinato, ma ci sono le ferite dello spazio-Italia. Guardiamoci allo specchio: le nostre idee sull’Italia e sulle Italie sono spesso paranoiche o autoconsolatorie. Idea paranoica: le TV di Berlusconi hanno lobotomizzato gli italiani. Non è vero, stando alla mia esperienza personale. Io guardavo Bim Bum Bam e non mi ha lobotomizzato. Mi ha formato. Prima di parlare, passate 1000 pomeriggi su Bim Bum Bam. Al pupazzo Uan forse riuscirà il miracolo civile del ricambio generazionale a danno dei sessantottini, di cui francamente non ne possiamo più. Idea autoconsolatoria: è il solito “guardate che siamo alla frutta, ma c’è un’altra Milano, ci sono ancora la Casa della Carità e Multiplicity”. E quindi? Affermare la mera esistenza di queste realtà non significa niente se non si dice chiaramente, per esempio, che la loro influenza politica o sociale va aumentata e se non si spiega come si può fare, altrimenti il risultato è che resteranno dove sono e resteremo alla frutta. Morale della favola: siamo pieni di progetti-pilota ma, nell’epoca delle reti, non facciamo rete. E dietro i corpi rimangono almeno due questioni aperte, da prendere sul serio se non vogliamo farci abbindolare dall’ennesima era di transizione.
1) Berlusconi è legato all’Italia. La parola “Berlusconi” ha lo stesso potere magnetico di “mafia” e “pizza” nella descrizione del nostro Paese all’estero. Questo è un fatto, ma non è un destino, come del resto la pizza e la mafia. Perché non mettiamo al centro dell’attenzione l’Italia, in ogni occasione? Invece no, fissiamo il dito che indica Berlusconi e nasconde l’Italia. Nelle nostre analisi del potere, siamo paranoici, e la paranoia può condurre alla stupidità e alla violenza. Non esageriamo con la regalità. La regalità di Berlusconi è scomposta. Non è il padrone dell’Italia. Suvvia. Basta leggere Dagospia, come facciamo tutti. L’Italia è frammentata, proprio come il suo territorio. Una poliarchia individualista, che magari dà emozioni, ma non è una narrazione. Un’esibizione incasinata. Però, come ho detto, fotografare e simbolizzare non basta. Invece di autoproclamarci porto del Mediterraneo, entriamo nei nostri porti. Esistono altre speranze a questo mondo, oltre a “ tanto ci compreranno i cinesi” (comunque possibile) o all’inutile ritornello “giovani, scappate”, visto che tra l’altro in tanti non possono permetterselo. Ma, per parafrasare la sigla di “Conan il ragazzo del futuro”, in Italia c’è ancora il sole. Solo che bisogna prendere l’Italia sul serio.
2) Gli intellettuali, ormai, hanno una responsabilità che non è né egemonica né postmoderna. Non si tratta di analizzare o decostruire, ma di proporre istanze collettive. Esistono le persone, gli spazi, gli strumenti per farlo. A breve, l’era Berlusconi-De Benedetti finirà per sfinimento. Anche il postmodernismo è finito, invece la politica è appena cominciata. La scomoda verità è che l’Italia, oltre a produrre ancora ottimi elicotteri, è un cigno nero. Data per morta, è imprevedibile e piena di energie. Per capirlo, il corpo del re conta poco o niente. Conta la capacità di immaginare l’Italia dopo Berlusconi, uscendo dalla paranoia con sogni collettivi. In Italia continuano a succedere delle cose che non c’entrano assolutamente niente con Berlusconi, il suo corpo eccetera. Ci sono imprenditori che, prima della crisi e prima di Tremonti, smettono di produrre lamiere corazzate e scommettono con convinzione sulle condotte del gas ad alta tecnologia. Ci sono migliaia di donne italiane che leggono di Lisbeth Salander e magari prendono esempio. Studentesse sarde che, grazie a una cosa che si chiama Master and Back e alla loro intelligenza, contribuiscono a conferenze internazionali. Nel mentre Fini, che non è né Gramsci né Pareto, ha messo in fila l’informazione italiana con un webmagazine, e oggi la più acuta e triste definizione della democrazia in Italia si legge su un blog. Infine, Raffaele Mauro avvia un progetto di microcredito/adozione d’impresa a distanza per contribuire alla ricostruzione della sua regione, l’Abruzzo.Queste cose e molte altre possono fare rete, se questo popolo di ammiratori di Barack Obama saprà rubare una sua sfumatura del discorso di West Point: il nation-building casalingo. La nazione, per essere costruita, va raccontata di nuovo. Altro che Sacra Sindone. Questa è l’ostensione che serve all’Italia.

ITALY-BERLUSCONI/L’articolo di Marco Belpoliti sul corpo ferito del capo è un film già visto. Avevamo un corpo, ora siamo un corpo, bene. Siamo antichi, moderni, postmoderni. Guardiamo Berlusconi, leggiamo Kantorowicz. La vita e la morte. Gli uni morendo la vita altrui, gli altri vivendo la morte dei primi. Già sentito. E poi, anche dopo la ferita, c’è l’esposizione. Una Sacra Sindone dal vivo. Leggi il resto »

02
dic

pierluigi-celliD’accordo o no con il contenuto, la lettera di Pierluigi Celli pubblicata lunedì scorso da Repubblica ha fatto rumore. Non tanto quanto le parole in libertà di Fini, che ieri hanno egemonizzato l’attenzione mediatica, ma comunque quanto basta per scatenare i commenti di ministri, politici, opinionisti e gente comune. Leggi il resto »

25
nov

IstanbulDonne, giovani, cultura. Queste le tre parole chiave del Forum di dialogo italo-turco, svoltosi ad Istanbul il 18 e 19 novembre scorsi. A partecipare, rappresentanti della politica, del mondo accademico, dei media, dell’arte e delle organizzazioni non governative dei due Paesi. Obiettivo: trovare sempre più punti di contatto tra Ankara e Roma e sviluppare progetti congiunti che possano aiutare a migliorare ulteriormente le relazioni bilaterali. Leggi il resto »

07
nov

punk capitalismoUn ragazzino su una Prius, munito di ipod collegato ad un itrip modificato, diffonde il silenzio per le strade di Washington DC; ultimo di una lunga serie di rivoluzionari della cultura, una “banda di pirati della radio che manipolano i media da decenni”. Leggi il resto »

30
set

business-plan-picture 2In passato abbiamo parlato dell’importanza delle idee innovative: la via di uscita dall’attuale crisi economica sarà infatti legata alla capacità del sistema economico di sprigionare le energie dell’imprenditorialità creativa. Il nostro paese, sotto questo punto di vista, contiene allo stesso tempo grandi risorse ed enormi ostacoli. In particolare, possiamo notare le criticità presenti nei fattori di competitività, siano essi gli investimenti in ricerca o l’efficienza della giustizia civile, elementi che rendendo ardua la creazione e diffusione di nuove idee, strumenti e pratiche operative. Nonostante ciò, qualcosa si muove. Facciamo una rapida rassegna. Leggi il resto »

16
set

imagesDalla foto, si direbbe di sì. Ma le immagini possono ingannare. Tempo fa avevo parlato di due “grandi vecchi” della politica internazionale, Brzezinski e Kissinger, notando come la loro stella galleggi alla grande, nonostante il nuovismo. Nello spazio della politica, i vecchi continuano a riservare più sorprese dei giovani. Anche in Italia. Cominciamo ad ammetterlo. Pensate alla miseria della politica italiana, alla violenza del suo pseudodibattito degli ultimi mesi. Poi pensate a un vecchio come Giorgio Napolitano. E ditemi se questo è un vecchio.

Leggi il resto »