E’ notizia di oggi che il microcredito sia un grande bluff. La Grameen Bank pare proprio non essere un’istituzione degna del premio Nobel per la pace che ha ricevuto nel 2006.
Eppure, detto così, c’è qualcosa che non convince nella descrizione e nel ragionamento. Non convince una critica di questo tenore, per due ordini di ragioni. Primo, perché la Grameen è un’organizzazione non governativa che esercita attività di social business, per cui nessuno si riempie le tasche coi soldi dei poveri. Secondo, perché probabilmente il problema non sono i prestiti ma il sistema dei depositi, che si inserisce in un meccanismo di ingegneria istituzionale basato unicamente sul rapporto di fiducia che intercorre tra i clienti e i funzionari della banca.
La Grameen in passato ha già affrontato (e risolto) una fase di difficoltà, passando dal modello Grameen I al Grameen II. Sono cose ben note da tempo.
Parliamo di riforme, senza nascondere i pregi e i difetti del sistema. Le notizie che fanno presumere solo in negativo non convincono. Notizia contro notizia. Fatti contro fatti. Poi se ne può discutere.