La notizia del presunto attentato al Presidente iraniano Mahmoud Ahmadi-Nejad è rapidamente balzata all’attenzione delle cronache globali. Secondo le prime ricostruzioni, una bomba sarebbe esplosa al passaggio del convoglio presidenziale nella città occidentale di Hamadan, ferendo diversi giornalisti, ma non colpendo Ahmadi-Nejad. Secondo altre ricostruzioni, si sarebbe onvece trattato di una granata lanciata da un uomo, successivamente identificato ed arrestato. L’agenzia ufficiale iraniana, IRNA (Iranian Republic News Agency) ha invece sminuito l’accaduto parlando di un “petardo lanciato da un giovane ragazzo”, aggiungendo che le prime voci di una bomba o di una granata sarebbero state troppo allarmistiche. Leggi il resto »









Da un po’ non se ne parla, ma questo non vuol dire che la situazione in quel critico fazzoletto di terra ad Est del Mediterraneo che delimita lo Stato di Israele ed i Territori palestinesi non continui ad essere fluida come da sessant’anni a questa parte. Israeliani e palestinesi sono alla continua ricerca di una soluzione alla questione internazionale per antonomasia, ma il problema pare essere sempre lo stesso: la soluzione sperata è solo quella che garantisce unicamente i propri interessi, con nessuna o pochissime concessioni alla controparte.
Come fatto notare dal principale editorialista libanese Rami G. Khouri in
Lo scorso 30 giugno i militari statunitensi di stanza in Iraq hanno lasciato tutti i centri urbani alla gestione delle Forze Armate locali. Il ritiro dalle città è previsto dal SOFA (Status of Force Agreement), il piano di ritiro negoziato tra Washington e Baghdad nello scorso novembre, che prevedeva il ritiro dei soldati americani da tutti i centri urbani entro la metà del 2009 e da tutto il territorio iracheno entro il 2011. Il ritiro statunitense lascia delle serie responsabilità riguardo la sicurezza agli iracheni e, soprattutto, lascia molti dubbi sull’effettivo disimpegno di Washington dall’Iraq, dal momento che la presenza e l’influenza in quell’area risulta ancora cruciale per la strategia e gli obiettivi geopolitici statunitensi. 