10
mar

“Più smart, più verde, più inclusiva”, così dev’essere l’Europa nel 2020 secondo la Strategia che Barroso presenta ad un continente in faticosa ripresa dalla crisi. Un documento atteso da tempo, a rilancio della Strategia di Lisbona che, scontratasi con una cattiva implementazione e con tempi di magra eccezionale, si è rivelata un naufragio. Per portare a termine la nuova sfida, a sorpresa, stavolta la Commissione mette al centro il ruolo del Consiglio europeo. Leggi il resto »

19
feb

Dopo quasi un anno passato a “euromeditare”, possiamo finalmente rivendicare un primo risultato “scientifico” del nostro lavoro. Uno dei temi su cui abbiamo riflettuto in varie occasioni – l’UE vista dagli altri attori globali o l’Europa degli altri, per usare il nome della formula da noi coniata – sembra ora aver trovato un riconoscimento anche all’interno di quegli european studies da noi spesso criticati per la loro scarsa capacità di analisi realistica. Il riconoscimento arriva da Paris Sciences Po, dove Zaki Laidi, uno degli esponenti più acuti ed affermati della politologia europea, ha lanciato una call for papers internazionale (alla quale forse parteciperemo anche noi) per valorizzare questo aspetto fin qui marginale nel dibattito accademico. Leggi il resto »

13
feb

Il trattato di Lisbona, oltre che a creare nuove figure sul piano istituzionale, allarga sensibilmente l’area di competenza della Commissione Europea, in particolare per quanto riguarda i temi legati alla cooperazione giudiziaria e di polizia in materia penale. Di questi temi si è discusso a lungo durante la scorsa presidenza svedese, che ha approvato le conclusioni tratte dalla Commissione stessa nell’ultimo vertice di Dicembre, contenute nel cosiddetto Programma di Stoccolma. Il piano d’azione elaborato dalla Direzione Generale “Giustizia, Libertà e Sicurezza”, per intenderci il portafoglio che Franco Frattini ha lasciato  a Jacques Barrot abbandonando la Commissione per la Farnesina, è un documento molto articolato e ambizioso sul quale l’UE si confronterà con gli Stati Membri su quattro temi di rilevanza cruciale: i diritti di cittadinanza, l’esercizio della giustizia, il mantenimento della sicurezza interna e le politiche di integrazione e immigrazione. Leggi il resto »

02
feb

Cambia l’Europa dopo il Trattato di Lisbona. Cambia, o almeno ci prova, in quello che da sempre è uno dei tasti più dolenti della sua azione, la politica estera. L’integrazione del nuovo Trattato nell’ordinamento europeo presenta infatti l’ingresso dell’articolo 27, che al comma 3 prevede la creazione del Servizio Europeo d’Azione Esterna (SEAS) che, collaborando  in coordinamento con i servizi diplomatici degli Stati Membri e sotto la diretta guida dell’Alto Rappresentante per gli Affari esteri e la politica di difesa comune, avrà il compito di rappresentare l’Unione Europea, coordinare il lavoro delle missioni bilaterali  degli Stati membri per i paesi in questione. Azione che dovrà sottostare comunque ad una approvazione preventiva dei ventisette durante le riunioni del Consiglio. Leggi il resto »

28
gen
Agnes Poirier sul Times mette alla berlina l’inettitudine al ruolo della nuova ministra degli esteri della UE, Lady Catherine Ashton.
13
gen

Proseguiamo il nostro lavoro di approfondimento degli scenari presenti e futuri del sistema produttivo italiano. Qualche tempo fa avevamo affrontato con il Viceministro allo Sviluppo Economico Adolfo Urso la questione dell’export e del Made in Italy. Ora è la volta di una riflessione sui fattori in gioco per il sistema-Italia per sopravvivere alle sfide del mercato globale, e sul ruolo giocato in questo quadro dalle politiche europee. Protagonista della nostra conversazione è Gianfranco Dell’Alba, attuale direttore della delegazione di Confindustria presso l’Unione Europea, e già capo di gabinetto nella passata legislatura del Ministro per le Politiche Europee Emma Bonino. Leggi il resto »

07
gen
Caterine Ashton, o dell‘impalpabilità politica. Qualche buona notizia per l’Europa però ancora si riesce a trovarla.
05
gen

L’Unione per il Mediterraneo, l’organizzazione creata circa un anno fa sotto l’impulso del presidente francese Nicolas Sarkozy, ha chiuso il 2009 con un fallimento. L’organizzazione, ancor prima di nascere, è stata stroncata da una serie di incomprensioni tra alcuni membri dell’Unione. I colpevoli, la Turchia e Cipro. L’assegnazione alla prima della sesta vicepresidenza avrebbe infatti portato Cipro ad apporre alla decisione il suo veto causando una grande confusione tra i membri presenti alla riunione ministeriale. Morale, gli statuti indispensabili per poter designare il segretario dell’unione, il giordano Ahmad Masadeh, l’unico ad avere presentato la sua candidatura, sono rimasti sospesi per aria e l’organizzazione non ha potuto prendere corpo nella sede designata, nella città di Barcellona.  Leggi il resto »

20
dic

Cop 15“La montagna ha partorito il topolino” queste le parole pronunciate da mons. Celestino Migliore, delegato vaticano all’Onu. E questa forse è la dichiarazione che meglio rappresenta la conclusione del summit di Copenhagen. 115 capi di Stato e di Governo incapaci di abbandonare gli egoismi e di agire insieme. Incapaci di vedere il futuro. Incapaci di essere davvero globali. Leggi il resto »

12
dic
Uno degli aspetti più interessanti del Trattato di Lisbona, entrato in vigore lo scorso primo dicembre, é quello rappresentato da quale ruolo ricopriranno ora le presidenze semestrali dell’Unione Europea. L’istituto della presidenza semstrale dell’Unione da parte di uno degli Stati Membri, infatti, non scompare ma vede il suo ruolo ridimensionarsi a causa della nascita delle due nuove figure introdotte dal nuovo Trattato, quelle del Presidente del Consiglio Europeo e dell’Alto Rappresentante per gli Affari Esteri. Aprendo cosí un nuovo capitolo della guerra infinita tra Stati nazionali e istituzioni comunitarie.
Nelle intenzioni infatti, soprattutto il ruolo del Presidente del Consiglio Europeo é immaginato come quello di un coordinatore delle varie presidenze che si succedono. Una figura che dovrebbe garantire una certa continuità nei lavori, evitando cosí che su temi importanti e complessi, come sono per esempio il cambio climatico e l’attuale crisi finanziaria, non ci si debba trovare a siglare accordi forzati duranti Consigli interminabili e condotti sotto la spada di Damocle del fallimento imminenete. Al tempo stesso, il ruolo che dal 1 dicembre é ricoperto dall’ex premier belga Herman Van Rompuy, é dotato di una serie di strumenti, precedentemente in mano agli Stati Membri, come: dettare l’agenda dei lavori, decidere le date in cui riunirsi e il sistema di voto. Strumenti configurati nell’ottica di garantigli un potere effettivo e concreto, in modo che egli possa essere il più indipendente possibile dalle volontà dei Ventisette. Il Trattato di Lisbona però, si limita a dipingere il quadro generale entro cui si muoveranno gli attori, lasciando cosí alla prassi e alla consuetudine il compito di definire ne dettagli ogni singolo aspetto. É quindi importante capire, fin dal primo momento, che tipo di trend é destinato a prendere il soppravvento.
I primi segnali che non sarà una convivenza facile sono emersi già pochi giorni dopo la nomina di Van Rompuy. Il governo spagnolo, anche per ragioni interne, ha già fatto capire di non essere disposto ad avere un ruolo marginale e di contorno. Il manifesto della presidenza spagnola é assai ambizioso, ed ha nella volontà di dare vita ad una nuova strategia economica europea di lungo termine il suo fiore all’occhiello. Terreno dello scontro saranno soprattutto i Consigli mensili per gli Affari generali, riunioni ministeriali col compito di preparare le riunioni del Consiglio europeo e garantire il loro follow-up con il presidente del Consiglio europeo e della Commissione. Riunioni che, secondo quanto previsto dal Trattato di Lisbona, saranno giudate dalla presidenza semestrale quindi in questo caso dalla Spagna.
Analogamente la situazione si propone anche per il nuovo Alto Rappresentante Catherine Ashton, seppur con alcune differenze dovute alla specificità della politica estera.
La politica estera é da sempre materia dove le competenze comunitarie sono molte poche e le resistenze nazionali molto forti. Era chiaro fin da subito che, una delle maggiori sfide per il nuovo Alto Rappresentante, sarebbe stata la lotta quotidiana per aumentare i suoi poteri. Allo stesso tempo non era difficile prevedre che fin da subito i governi nazionali si sarebbero adoperati per renderlo il meno efficace possibile.
Ecco che é spuntato, sul sito del Consiglio Europeo una bozza di decisione finale del Consiglio redatto dall’Antici Group e volto a disciplinare il ruolo delle future presidenze semestrali in materia di politica estera. L’Antici Group é il nome con ci si indica la riunione degli assistenti degli ambasciatori degli Stati Membri presso l’Unione Europea, di alcuni rappresentanti della Commissione, di un rappresentenate del Segretariato Generale e di un membro del servizio Legale dell’Unione Europea. Compito dell’Antici group é quello di prepare i lavori per il COREPER II (ovvero la riunione degli ambasciatori permanenti) e per il Consiglio Europeo. In pratica sono coloro che materialmente preparano i documenti che poi i capi di Stato e di Governo si limiteranno a firmare.
Nella bozza in questione si prende in analisi a chi spetterà il compito di presiedere i comitati che prepareranno i lavori delle riunioni dei Ministri degli Affari Esteri. Non si tratta di un aspetto secondario, perché chi avrà questo compito detterà l’agenda dei lavori, privilegiando così una tematica piuttosto che un’altra.
Lo scenario che emerge da questo documento svuoterebbe, nella pratica, di ogni significato i grandi cambiamenti apportati dal Trattato di Lisbona. Il quadro teorico di un’Altro Rappresentante svincolato nei poteri dagli interessi nazionali degli Stati Membri verrebbe a crollare come un mazzo di carte. Infatti si ipotizza la divisione, su base tematica, in quattro gruppi dei comitati incaricati di preparare i lavori del Consiglio dei Ministri degli Esteri. Solo quelli facenti parte ad un solo gruppo saranno nominati da Catherine Ashton, gli altri spetteranno alle presidenze semestrali. Spetteranno alla Ashton le nomine dei Presidenti dei comitati che si occuperanno di materie come le relazioni con le altre organizzazioni internazionali (escluse però ONU e NATO) oppure di gestione delle situazioni di crisi. Rimarranno di competenza degli Stati Membri materie come relazioni esterne (meglio nota come RELEX), terrorismo, commercio estero, aiuti umanitari e sicurezza militare. In pratica la poltici estera europea continuerebbe, seppur dietro le quinte, ad essere cosa dei governi nazionali.
Altra battaglia aperta, sempre in materia di politica estera, é quella rigurdante chi presiederà le riunioni degli ambasciatori dell’Unione Europea a Washington, Pechino e in altre capitali. Nell’ambito degli accordi prima di Lisbona, tale incarico spettava all’ambasciatore del paese che detiene la presidenza di turno. Logica vorrebbe che fosse Lady Ashton, o comunque un incaricato da lei designato, ad assumere tali competenze ma le pressioni dei governi nazionali sono molto forti.
Tutti questi temi saranno oggetto discussione nel prossimo Consiglio Europeo del 10 e 11 dicembre dove, per decisione della Presidenza svedese non saranno invitati i Ministri degli Esteri dei Ventisette. Il governo di Stoccolma ha, infatti, deciso di applicare alla lettera dettami del nuovo Trattato ed ha ritenuto che l’unico persona competente ad intervenire per le questioni di politica estera Lady Ashton. La decisione ha ovviamente scatenato più di un malumore nelle cancellerie europee. In ogni caso il prossimo Consiglio sarà soprattutto importante per il fatto che non solo sarà l’utlimo sotto la presidenza svedese ma, soprattutto sarà il primo della nuova Lisbon era.

Unione EuropeaUno degli aspetti più interessanti del Trattato di Lisbona, entrato in vigore lo scorso primo dicembre, é quello rappresentato dal nuovo ruolo che andranno a ricoprire le presidenze semestrali dell’Unione Europea. L’istituto della presidenza semstrale dell’Unione da parte di uno degli Stati Membri, infatti, non scompare ma vede il suo ruolo ridimensionarsi a causa della nascita delle due nuove figure introdotte dal nuovo Trattato, quelle del Presidente del Consiglio Europeo e dell’Alto Rappresentante per gli Affari Esteri, aprendo cosí un nuovo capitolo della guerra infinita tra Stati nazionali e istituzioni comunitarie. Leggi il resto »