04
lug

E’ notizia di oggi che il microcredito sia un grande bluff. La Grameen Bank pare proprio non essere un’istituzione degna del premio Nobel per la pace che ha ricevuto nel 2006.

Eppure, detto così, c’è qualcosa che non convince nella descrizione e nel ragionamento. Non convince una critica di questo tenore, per due ordini di ragioni. Primo, perché la Grameen è un’organizzazione non governativa che esercita attività di social business, per cui nessuno si riempie le tasche coi soldi dei poveri. Secondo, perché probabilmente il problema non sono i prestiti ma il sistema dei depositi, che si inserisce in un meccanismo di ingegneria istituzionale basato unicamente sul rapporto di fiducia che intercorre tra i clienti e i funzionari della banca.

La Grameen in passato ha già affrontato (e risolto) una fase di difficoltà, passando dal modello Grameen I al Grameen II. Sono cose ben note da tempo.

Parliamo di riforme, senza nascondere i pregi e i difetti del sistema. Le notizie che fanno presumere solo in negativo non convincono. Notizia contro notizia. Fatti contro fatti. Poi se ne può discutere.

15
mar

La settimana scorsa Muhammad Yunus era in Italia, ha fatto tappa a Roma e Milano per parlare di microcredito e social business ovvero della nuova frontiera del capitalismo, se letta dalla prospettiva di chi si pone come obiettivo primario quello di eliminare del tutto quelle fasce di povertà estrema (ampiamente evitabili) che ancora oggi sono presenti in gran parte del pianeta.
Yunus ha vinto il premio Nobel per la pace nel 2006 insieme alla Grameen Bank del Bangladesh, la sua banca privata. “Grameen” in bengali significa villaggio, per cui la Grameen è la banca del villaggio. E in effetti la storia di professor Yunus inizia nel 1974 nel villaggio di Jobra, vicino alla grande città portuale di Chittagong. Leggi il resto »

09
feb

Che gli Stati Uniti siano in piena crisi finanziaria è sotto gli occhi di tutti. Ed è altrettanto evidente che questo è un problema di tutti. Sì, perché quando sta male un big, anzi “il big”, dell’economia mondiale le ripercussioni si riverberano ovunque senza eccezione, in maniera più o meno diretta, più o meno accentuata. Per cui è giusto che se ne parli. Leggi il resto »